Aforismario 

Celso

Filosofo greco o romano II sec.

Discorso della verità

Alethès lógos, ca. 178

Aforismario

 

Quando i primi cristiani, grazie alle spintarelle di qualche imperatore mosso più da convenienza politica che da altro, videro ufficialmente riconosciuto dallo Stato il loro credo, con quella compassione e quell'amore per il prossimo che sin dalle origini li ha sempre contraddistinti, non trovarono di meglio che festeggiare il lieto evento distruggendo tutto ciò che non rappresentava la loro fede e non  osannava il loro dio. Templi pagani, monumenti, sculture, biblioteche, libri, opere d'arte, niente, o quasi, che non fosse cristiano sopravvisse al loro impetuoso agape.

Tra le rare cose che si sono salvate − grazie a qualche dio pagano − c'è uno scritto anticristiano  dal titolo "Discorso sulla verità" di un filosofo del II secolo, Celso, di cui sappiamo pochissimo, se non che avesse le idee molto chiare sulla trasparenza e sull'onestà intellettuale dei cristiani dell'epoca, che fondavano la loro religione su un cumulo di falsità e menzogne talmente grande da non essere più visibile a coloro che gli stavano − e che gli stanno − troppo vicino. Dallo scritto di Celso emergono una lucidità critica e una libertà di pensiero tali, che potremo ritrovarle soltanto in epoca illuministica, dopo secoli di oscurantismo religioso ad opera proprio dell'allora nascente Chiesa cattolica.

Origene di AlessandriaMa com'è possibile che un testo così dichiaratamente anticristiano abbia potuto salvarsi dalla benevola distruzione dei cristiani? La risposta è semplice: il testo fu probabilmente distrutto come tutti gli altri (vedi ad esempio "Contro i cristiani" di Porfirio, dato alle fiamme perché contro la santa religione cristiana), ma fu salvato involontariamente proprio da un teologo cristiano, Origene, il quale, per confutare le tesi di Celso, le riportò passo passo nel suo "Contro Celso" (Contra Celsum, ca. 248), dandoci così l'opportunità di vedere il cristianesimo delle origini da un punto di vista diverso rispetto a quello apologetico che ci viene propinato di solito. Alcuni di questi passi dell'opera di Celso, dopo tanti secoli, adesso sono finiti proprio qui, su questo sito.

Pluvia defit, causa Christiani

(Non piove, la colpa è dei Cristiani),

detto del V secolo

Contro i cristiani


Alethès lógos, Discorso della verità, ca. 178

 

La verità sulla nascita e sui genitori di Gesù

T'inventasti la nascita da una vergine: in realtà tu sei originario da un villaggio della Giudea e figlio di una donna di quel villaggio, che viveva in povertà filando a giornata. Inoltre costei, rea di adulterio, fu scacciata dallo sposo, falegname di mestiere. Ripudiata dal marito e vergognosamente randagia, essa ti generò quale figlio furtivo.

 

Tua madre, dunque, fu scacciata dal falegname, che l'aveva chiesta in moglie, perché convinta di adulterio e fu resa incinta da un soldato di nome Pantera. Ma l'invenzione della nascita da una vergine è simile alle favole di Danae, di Malanippe, di Auge e di Antiope.

 

È assurdo sostenere la divinità di Gesù con l'argomento che egli sapeva fin da principio che avrebbe affrontato la sua passione.

Poiché su un fatto così evidente, cioè la morte di Gesù, non avevano nulla da ribattere, pensarono bene di dire che egli aveva previsto tutto. Così hanno scritto su di lui tali cose a giustificazione di quanto gli accadde. Come se, sostenendo che uno è giusto, lo si dimostrasse poi ingiusto e, sostenendo che uno è pio, lo si dimostrasse assassino e, sostenendo che uno è immortale, lo si mostrasse cadavere, aggiungendo però, per tutti questi casi, che egli li aveva predetti.

 

Nemmeno, mentendo, riusciste a rivestire di credibilità le vostre invenzioni. Anzi, alcuni fedeli, come ubriachi che arrivano ad attaccar briga fra di loro, alterano il testo originario del Vangelo in tre e in quattro e in molti modi diversi e ne divulgano rifacimenti, per aver modo di controbattere le confutazioni.

 

La resurrezione: una favola

Chi mai, inviato quale messaggero, si nasconde, mentre dovrebbe annunciare ciò che gli è stato ordinato? O si deve dire che, quando in carne ed ossa non era creduto, senza posa annunciava a tutti la sua novella, quando invece resuscitando dai morti avrebbe offerto una sicura garanzia, allora apparve di nascosto ad una sola donnetta e a quelli della sua confraternita? Quando veniva messo al supplizia lo vedevano tutti, quando resuscitò lo vide una sola persona. Tutto il contrario sarebbe dovuto avvenire!

 

Gesù non fu l'inviato di Dio; la sua morte non fu una missione. Lo dimostra il fatto che non fu creduto.

Quando Gesù dice: "Guai a voi" e "Io vi predico", egli scaglia minacce e imprecazioni vane, perché con esse ammette apertamente di essere incapace di persuadere. Ma in questa condizione non verrebbe a trovarsi, non dico un dio, ma nemmeno un uomo saggio!

 

I Cristiani rifiutano la ragione e la scienza

Più assennati sono quei cristiani che fanno le seguenti prescrizioni: "Nessuno che sia istruito si accosti, nessuno che sia sapiente, nessuno che sia saggio (perché tutto ciò è ritenuto male presso di loro); ma chi sia ignorante, chi sia stolto, chi sia incolto, chi sia di spirito infantile, questi venga fiducioso!". E infatti che persone del genere siano degne del loro dio, essi lo ammettono apertamente proprio in quanto vogliono e possono convertire solo gli sciocchi, gli ignobili, gli insensati, gli schiavi, le donnette e i ragazzini.

 

È assurdo pensare che Dio si preoccupi in particolare degli uomini e che il creato sia in funzione dell'uomo.

Gli Ebrei e i Cristiani attribuiscono a Dio collera e minacce, cioè le umani passioni, e professano così empie opinioni nei suoi riguardi e sono in grave errore quando ne avanzano spiegazioni.

 

Contro i cristianiContro i cristiani
Il discorso di verità
Autore Celso
Curatore A. Rizzo
Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 1989

Ricostruito dai filologi a partire dalle citazioni contenute negli scritti degli apologisti cristiani, soprattutto del grande teologo alessandrino Origene, Contro i Cristiani è l'unica opera anticristiana sopravvissuta all'oblio e alla censura ecclesiastica. Di Celso, autore del trattato, si sa poco o niente. Visse probabilmente nel II secolo e la sua opera lo mostra conoscitore non solo della filosofia platonica, polemicamente contrapposta al pensiero cristiano, ma anche della dottrina ebraica e degli apologisti. Ma soprattutto lo rivela sensibile ai problemi politici e religiosi della sua epoca, tanto che il suo attacco riguarda proprio la carica eversiva della nuova religione, che insidia le leggi e la stabilità stessa dello Stato.

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