Cesare Beccaria 

 

Cesare Beccaria

 Milano 1738 - 1794
Giurista, filosofo e letterato italiano

Aforismario

 

Dei delitti e delle pene, 1763


Le leggi, che pur sono o dovrebbon esser patti di uomini liberi, non sono state per lo più che lo stromento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passeggiera necessità.

 

Le leggi sono le condizioni, colle quali uomini indipendenti ed isolati si unirono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall’incertezza di conservarla.

 

Ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità, dice il grande Montesquieu, è tirannica; proposizione che si può rendere più generale così: ogni atto di autorità di uomo a uomo che non derivi dall’assoluta necessità è tirannico.

 

Nessun uomo ha fatto il dono gratuito di parte della propria libertà in vista del ben pubblico; questa chimera non esiste che ne’ romanzi.

 

La parola diritto non è contradittoria alla parola forza, ma la prima è piuttosto una modificazione della seconda, cioè la modificazione più utile al maggior numero.

 

Non v’è cosa più pericolosa di quell’assioma comune che bisogna consultare lo spirito della legge. Questo è un argine rotto al torrente delle opinioni.

 

L’unica e vera misura dei delitti è il danno fatto alla nazione.

 

Ogni delitto, benchè privato, offende la società.

 

Un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice, nè la società può toglierli la pubblica protezione, se non quando sia deciso ch’egli abbia violati i patti coi quali le fu accordata.

 

Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso, ella sarà tanto più giusta e tanto più utile.

 

Uno dei più gran freni dei delitti non è la crudeltà delle pene, ma l’infallibilità di esse.

 

La certezza di un castigo, benchè moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro più terribile, unito colla speranza dell’impunità.

 

È meglio prevenire i delitti che punirgli. Questo è il fine principale d’ogni buona legislazione, che è l’arte di condurre gli uomini al massimo di felicità o al minimo d’infelicità possibile.

 

Il proibire una moltitudine di azioni indifferenti non è prevenire i delitti che ne possono nascere, ma egli è un crearne dei nuovi.

 

Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle.

 

Il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione.

 

Perchè ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi.

 

La carcere è la semplice custodia d’un cittadino finchè sia giudicato reo, e questa custodia essendo essenzialmente penosa, deve durare il minor tempo possibile e dev’essere meno dura che si possa. Il minor tempo dev’esser misurato e dalla necessaria durazione del processo e dall’anzianità di chi prima ha un diritto di esser giudicato.

 

Pensieri staccati, 1765


La sapienza delle nazioni è quasi sempre un frutto dell' infelicità loro passata.

 

La perfezione del momento non è la perfezione della durata; bisogna che vi siano delle uscite ai vantaggi che una nazione va facendo.

 

L'oscurità delle cause fisiche moltiplica agli occhj del popolo le azioni delle cause morali.

 

Nel dispotismo l'uomo è al disotto de' suoi sentimenti naturali, nelle repubbliche è al di sopra, nelle monarchie è al livello.

 

Le nazioni allora più pensono a perfezionarsi ne' loro stabilimenti e mandano uno splendore più luminoso quando son più corrotte.

 

Ditemi cosa fa bisogno per essere meno infelici, se pure questo nome di felicità esiste.

 

Spesso il primo sentimento che si presenta in morale non è il migliore per la legislazione, chiave che spiega i motivi e i pretesti di molte cattive leggi.

 

Trovare nella distribuzione delle ricchezze il massimo punto di durata di disuguaglianza possibile, e così il minimo.

 

Gli uomini quando non sono sicuri vanno al di là del loro scopo.

 

Deve prevenire quei disordini che tendono alla disamalgamazione dell'interesse privato dal pubblico, deve aspettare quando nascono a rimediare quelli che turbano gli interessi privati senza fare i pubblici.

 

Le cause fisiche più possono a cangiar che le cause morali. Le morali si mettono facilmente in equilibrio.

 

Il coraggio de' selvaggi è piuttosto nel sentimento delle proprie forze, ne' muscoli, ma non è coraggioso nell'opinione; onde uno coraggioso di opinione doma facilmente i selvaggi.

 

Gli uomini preveggono più lontano nelle cose d'opinione che nelle cose reali e di fisici bisogni.

 

Fra due leggi opposte, tra due stabilimenti di usanze che hanno inconvenienti e vantaggi, bisogna consultar quale origine abbiano in natura e limitarli coi limiti fissati dalla natura medesima. Esempio il pensiero della posterità che le leggi limiteranno a sufficienza a due o tre generazioni.

 

Metempsicosi preferibile politicamente ad ogni altro dogma di vita avvenire.

 

L'uomo ama di scorrere in un circolo di varie abitudini piuttosto di gettarsi in una serie nuova d'idee.

 

La morale è stata composta dei sentimenti primitivi forti ed utili che potevano sussistere nei stati di società meno affinata e stretta, dopo si è aggiustata come si può colle modificazioni allo stato peggiore.

 

Pensieri diversi, 1765-1770

Quanto più regole e quanto più soggette ad eccezioni ha una scienza, tanto è più lontana dalla sua perfezione: le regole primitive sono formate di tutti i dati e perciò contengono in se tutte le combinazioni e le differenze dei rapporti.

 

Lo spirito d'ordine combina fortemente le idee ricevute. Lo spirito di scoperta cerca un nuovo lato comune fra una idea ricevuta, ed una nuova: dunque versa intorno ai lati delle idee per la parte che non sono legati nell'ordine; dunque lo spirito di scoperta s'oppone allo spirito d'ordine: Ma bisogna avere il coraggio di trovarsi spesso in errore.

 

Le idee più durevoli e più efficaci sopra di noi sono quelle delle quali vediamo i limiti.

 

Non vi sono idee astratte se per idee astratte altra cosa s'intende che le sensazioni semplici. Non vi sono idee generali, ma parole che inchiudono sotto l'istesso nome una moltitudine d'idee simili. Sarà dunque idea generale quando si paragona successivamente l'istessa parola con una moltitudine d'idee simili; sarà un'idea astratta quando si paragona successivamente più idee simili con una terza dissimile. Il moto non è un'idea semplice, né astratta, ma un giudizio in paragone del medesimo corpo successivamente coi punti dello spazio, e cogli altri corpi.

 

Se, al sentire che alcune parole o idee hanno delle associate nella nostra mente e queste non si risvegliano, nasce l'inquietudine che è un dolore, così pure quando non è la solita, né la più strettamente associata che si risveglia; così pure se le parole senza le sue corrispondenti idee si presentino, o queste senza di quelle.

 

Quell'uomo è di maggior genio che può avere un maggior numero di idee semplici presenti alla mente e distribuire sopra un maggior numero il suo interesse.

 

L'inclinazione degli uomini ad un tale o ad un tal altro piacere è una grande sorgente della diversità dei caratteri: e questa inclinazione spesso proviene dalla prima sensazione piacevole che uno prova da bambino: egli sarà sempre avido di simili piaceri.

 

Il confessarsi diffettoso in generale è comune, in particolare è rarissimo: perchè la prima riflessione è troppo vaga per mortificare il nostro amor proprio, ed è sufficiente ad accontentare quello degli altri, produce dunque senza sagrificio la lode di modestia ; nel secondo caso nasce il timore d'aver palesato un lato d'inferiorità. L'uomo ama il preciso e determinato nelle cose che dagli altri finiscono in lui stesso; il vago e l'indeterminato nelle cose che cominciando da lui finiscono negli altri : l'una e l'altra maniera aumenta il numero dei casi in suo favore.

 

Lodate troppo una persona e diventa pedante; negligentate troppo una persona, o l'avvilite, o la diventa intraprendente; rare volte ha la costanza di voler meritarsi semplicemente la vostra stima.

 

Dei delitti e delle pene
Autore Cesare Beccaria

Editore Einaudi, 2007

Separare il delitto dal peccato, volere una giustizia umana, rigorosa e non arbitraria, considerare i cittadini come individui liberi e uguali di fronte alla legge: tutto ciò non poteva non suscitare aspre e accese polemiche in ogni angolo d'Italia e d'Europa. Beccaria, ispirandosi alle idee illuministiche francesi, gettava con coraggio le basi dell'attuale organizzazione della giustizia, in contrasto con la Chiesa e la classe dirigente aristocratica.

in Cesare Beccaria, Scritti e lettere inediti

a cura di Eugenio Landry, Ulrico Hoepli, 1910

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