Cesare Marchi 

 

Cesare Marchi

Villafranca di Verona 1922 - 1992
Scrittore e giornalista italiano

Impariamo l'italiano, 1984

Aforismario

 

Viviamo, giustamente orgogliosi, in un regime di libertà di parola; ma com’è possibile esercitarla, se ne conosciamo così poche?

 

La nostra lingua è seminata di trabocchetti per gli stranieri che la studiano, figuriamoci per gli italiani, che non la studiano mai.

 

Non è necessario, né d’altra parte sarebbe umanamente possibile, conoscere a memoria tutto il vocabolario; l’importante è consultarlo con giudizio al momento opportuno, come non serve sapere tutto l’orario ferroviario, basta saperlo leggere quando dobbiamo prendere il treno.

 

Vocabolario. Assieme all’elenco telefonico, è il più democratico dei libri. Nessun culto della personalità. Tutte le parole, poetiche e tecnologiche, umili e dotte, arcaiche e ultramoderne vi figurano in rigoroso ordine alfabetico, accettando come in autobus il posto assegnato dal caso.

 

A chi l’usa senza conoscerne l’origine, una parola può scoppiare in mano, come una rivoltella maneggiata da un bambino.

 

Se possiedi le parole, possiedi le cose.

 

In materia di etimologia, mai fidarsi dell’orecchio. Meglio tagliarselo. Se salone è l’accrescitivo di sala, ciò non vuol dire che mattone derivi da matto, bottone da botte, burrone da burro. Rubinetto non è un rubino piccolo (anche se Dante lo adopera in tal senso), il brigantino non è un brigante in tenera età, la focaccia non va scambiata per una foca di facili costumi.

 

Le famiglie delle parole assomigliano a quelle degli uomini. Alcune hanno origini illustri, altre hanno perduto il capostipite nella nebbia dei tempi, e c’è sempre la pecora nera che si guasta con le cattive compagnie.

 

I fidanzati non si scrivono più, stanno ore al telefono, apparecchio più rapido e meno compromettente, perché ti consente di dire alla ragazza: "Ti amo con tutto il quore" e lei non s’accorge che l’hai pensato con la q.

 

Una lingua che non si evolve e rifiuta ogni apporto esterno, è una lingua morta. Ma se si evolve e cambia troppo rapidamente, accettando dall’estero tutto, brillanti e spazzatura, rischia di perdere la sua individualità, e di morire per altra via.

 

Impariamo l'italianoImpariamo l'italiano
Autore Cesare Marchi
Editore BUR Bibl. Univ. Rizzoli, 2003

 

Qual è il plurale di goccia o di ciliegia? Quando mettere l'apostrofo e quando l'accento? Quale preposizione usare? Come distinguere il congiuntivo dal condizionale? Dubbi e crucci di tal fatta spesso bloccano, con la penna a mezz'aria, chi desidera scrivere in un italiano decente. Una lingua complessa per gli stranieri che la studiano, e ignota ai tanti italiani che non l'hanno mai studiata davvero. Questo volume conduce il lettore fra i trabocchetti della grammatica, gli ostacoli della sintassi e i misteri dell'etimologia, spiegando regole, eccezioni ed evoluzioni della lingua.

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