Dante Alighieri 

 

Dante Alighieri

Firenze 1265 - Ravenna 1321
Poeta e scrittore italiano

Divina Commedia, 1304-1321

Aforismario

 

Inferno

Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate.

 

Temer si dee di sole quelle cose / c'hanno potenza di fare altrui male; /de l'altre no, ché non son paurose.

 

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende.

 

Amor, ch'a nullo amato amar perdona.

 

Ahi quanto cauti li uomini esser dienno/ presso a color che non veggion pur l'ovra,/ ma per entro i pensier miran col senno!

 

Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza.

 

Nessun maggior dolore/ che ricordarsi del tempo felice/ ne la miseria.

 

Ne la chiesa/ coi santi, e in taverna coi ghiottoni.

 

Assolver non si può chi non si pente, / né pentere e volere insieme puossi / per la contradizion che nol consente.

 

Maggior difetto men vergogna lava.

 

Seggendo in piuma, / in fama non si vien, né sotto coltre; / sanza la qual chi sua vita consuma, / cotal vestigio in terra di sé lascia, / qual fummo in aere e in acqua la schiuma.

 

Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza.

 

Coscïenza m’assicura,/ la buona compagnia che l’uom francheggia/ sotto l’asbergo del sentirsi pura.

 

Purgatorio

O dignitosa coscïenza e netta,/ come t'è picciol fallo amaro morso!

 

Libertà va cercando, ch’è sì cara,/ come sa chi per lei vita rifiuta.

 

Perder tempo a chi più sa più spiace.

 

Sempre l'omo in cui pensier rampolla/ sovra pensier, da sé dilunga il segno,/ perché la foga l'un de l'altro insolla.

 

Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!

 

Vassene ’l tempo e l’uom non se n’avvede.

 

Lascia dir le genti: / sta come torre ferma, che non crolla / già mai la cima per soffiar di venti.

 

Non è il mondan romore altro ch’un fiato / di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi, / e muta nome perché muta lato.

 

Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?

 

Or superbite, e via col viso altero,/ figliuoli d'Eva, e non chinate il volto/ sì che veggiate il vostro mal sentero!

 

Rade volte risurge per li rami/ l’umana probitate; e questo vole/ quei che la dà, perché da lui si chiami.

 

Paradiso

Poca favilla gran fiamma seconda.

 

Molte fïate già pianser li figli/ per la colpa del padre, e non si creda/ che Dio trasmuti l’arme per suoi gigli!

 

Volontà, se non vuol, non s'ammorza,/ ma fa come natura face in foco,/ se mille volte vïolenza il torza.

 

Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:/ non siate come penna ad ogne vento,/ e non crediate ch'ogne acqua vi lavi./ Avete il novo e 'l vecchio Testamento,/ e 'l pastor de la Chiesa che vi guida;/ questo vi basti a vostro salvamento./ Se mala cupidigia altro vi grida,/ uomini siate, e non pecore matte,/ sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!

 

Sempre la confusion de le persone/ principio fu del mal de la cittade.

 

Tu proverai sì come sa di sale/ lo pane altrui, e come è duro calle/ lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.

 

L'aiuola che ci fa tanto feroci.

 

Opera naturale è ch'uom favella;/ ma così o così, natura lascia/ poi fare a voi secondo che v'abbella.

 

La Divina CommediaLa Divina Commedia
Autore Dante Alighieri

Editore Mondadori, 2007

Una creazione poetica di sconvolgente novità, un classico della letteratura italiana che ha rifondato la lingua e la cultura letteraria dell'Italia, viene ora presentato in una nuova veste editoriale, con un nuovo commento. Il cofanetto racchiude le tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), affiancate da volume con una raccolta di termini teologici e un rimario con l'elenco in ordine alfabetico di tutte le rime e dei versi in cui compaiono.

Foto: ritratto di Dante Alighieri, Sandro Botticelli,  1495 circa, (part. in b.n.)

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