Eugenio Montale 

 

Eugenio Montale

Genova 1896 - Milano 1981
Poeta italiano

Aforismario

 

Auto da fé, 1966


Tutto fa pensare che l'uomo d'oggi sia più che mai estraneo vivente tra estranei, e che l'apparente comunicazione della vita odierna − una comunicazione che non ha precedenti − avvenga non tra uomini veri ma tra i loro duplicati.

 

Qualcuno ha definito la malattia dell'uomo d'oggi come una progressiva perdita del centro. Un tempo l'uomo fu creduto misura di tutte le cose, più tardi si continuò a crederlo misura di tutte le cose, oggi non lo si crede più misura di nulla.

 

L'uomo dell'avvenire dovrà nascere fornito di un cervello e di un sistema nervoso del tutto diversi da quelli di cui disponiamo noi, esseri ancora tradizionali, copernicani, classici.

 

Gente che si chiede sempre come impiegare il tempo, gente eternamente in lotta con la noia. Dolore autentico, nel senso antico, e non il moderno spleen dev'essere la loro noia; incapacità di sopportarsi, non perché si trovino di fronte a un loro odioso alter ego, ma perché posti in faccia al nulla assoluto.

 

Uno dei compiti fondamentali dell'industria è di divertire l'uomo, ossia di divergerlo da quell'otium contemplativo, ch'è il peggior nemico di ogni attivismo.

 

Ammazzare il tempo è il problema sempre più preoccupante che si presenta all’uomo d’oggi e di domani.

 

Perché si lavora? Certo per produrre cose e servizi utili alla società umana, ma anche, e soprattutto, per accrescere i bisogni dell’uomo, cioè per ridurre al minimo le ore in cui è più facile che si presenti a noi questo odiato fantasma del tempo.

 

Ammazzare il tempo non si può senza riempirlo di occupazioni che colmino quel vuoto. E poiché pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa, anche se questo qualcosa serve appena ad anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in noi.

 

L'uomo, l'uomo-artista (per l'uomo normale il fatto è anche più evidente) crede più o meno in buona fede di aspirare alla libertà, ma nel suo profondo la considera come un'ipotesi disastrosa e, per fortuna, inattuabile.

 

È molto triste per i superstiti individui che l'arte moderna, nata come tragedia, si sia capovolta in commedia o in farsa.

 

La vita deve essere vissuta, non pensata, perché la vita pensata nega se stessa e si mostra come un guscio vuoto. Bisogna mettere qualche cosa dentro questo guscio, non importa che cosa.

 

Auto da féAuto da fé
Autore Eugenio
Montale
Editore Mondadori

 

Pubblicato nel 1966 su invito di Giacomo Debenedetti, "Auto da fé" è con "La farfalla di Dinard" l'unica raccolta di prose che Montale abbia curato, ordinando scritti e interventi che partono dal '45-46 per coprire il ventennio successivo, ricco di complessi mutamenti che alteravano sensibilmente la fisionomia del paese. Un libro importante nell'evoluzione del lavoro del Montale poetico e 'civile', che getta luce sulla stagione che va da "Ossi di seppia" a "Satura": riletto oggi, un libro addirittura profetico, perché questo osservatore disincantato dei cambiamenti sociali e culturali analizzava e individuava anche le cause profonde della crisi di civiltà che stiamo vivendo.

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