Giovanni Verga 

 

Giovanni Verga

Catania 1840 - 1922
Scrittore e drammaturgo italiano

Aforismario

 

I Malavoglia, 1881

Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. Il risultato umanitario copre quanto c’è di meschino negli interessi particolari che lo producono. (Prefazione).

 

I poveretti sono come le pecore, vanno sempre con gli occhi chiusi dove vanno gli altri.

 

Il matrimonio è come una trappola di topi; quelli che son dentro vorrebbero uscirne, e gli altri ci girano intorno per entrarvi.

 

Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole.

 

I giovani hanno la memoria corta, e hanno gli occhi per guardare soltanto a levante; e a ponente non ci guardano altro che i vecchi, quelli che hanno visto tramontare il sole tante volte.

 

Proverbi da "I Malavoglia"

Qui di seguito i proverbi inseriti da Giovanni Verga nel suo romanzo I Malavoglia, pronunciati dalla voce narrante e da vari personaggi: Padron 'Ntoni, zio Crocifisso, Padron Cipolla, Padron Fortunato, Piedipapera, Maruzza, La Zuppidda, ecc.

 

Il motto degli antichi mai mentì.

 

Senza pilota barca non cammina.

 

Per far da papa bisogna saper far da sagrestano.

 

Fa il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai.

 

Contentati di quel che t’ha fatto tuo padre; se non altro non sarai un birbante.

 

Chi ha carico di casa non può dormire quando vuole.

 

Chi comanda ha da dar conto.

 

Per menare il remo bisogna che le cinque dita della mano si aiutino l’un l’altro.

 

Gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo.

 

Donna di telaio, gallina di pollaio, e triglia di gennaio.

 

L’uomo è il fuoco, e la donna è la stoppa: viene il diavolo e soffia.

 

Le donne hanno il cuore piccino.

 

Quel ch'è di patto non è d'inganno.

 

Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura.

 

Quando il sole si corica insaccato si aspetta il vento di ponente.

 

Chi la vuol cotta e chi la vuol cruda.

 

Mare crespo, vento fresco.

 

Notte e giorno c'è sempre gente che va attorno per il mondo.

 

'Ntroi 'ntroi, ciascuno coi pari suoi.

 

Ognuno all'arte sua, e il lupo alle pecore.

 

La ragazza com'è educata, e la stoppa com'è filata.

 

A donna alla finestra non far festa.

 

Bocca amara sputa fiele.

 

Chi è galantuomo bada ai fatti suoi.

 

Quando parlano i più vecchi di te sta zitto.

 

Pace ai vivi e riposo ai morti.

 

Chi ha il cuore contento sempre canta.

 

Quando hanno perso la mula vanno cercando la cavezza.

 

Chi fa l'oste deve far buon viso a tutti.

 

Chi fa credenza senza pegno, perde l'amico, la roba e l'ingegno.

 

Nessuno è contento del suo stato.

 

Coll'interesse non c'è amicizia.

 

Quando uno è galantuomo lascia buon nome e si guadagna il paradiso.

 

Né visita di morto senza riso, né sposalizio senza pianto.

 

A chi vuol bene, Dio manda pene.

 

Chi non sa l'arte chiuda bottega, e chi non sa nuotare che si anneghi.

 

Il mondo è pieno di guai, chi ne ha pochi e chi ne ha assai.

 

Non è tutt'oro quello che luccica.

 

Il galantuomo come impoverisce diventa birbante.

 

Uomo povero ha i giorni lunghi.

 

 I vicini devono fare come le tegole del tetto, a darsi l'acqua l'un l'altro.

 

Il mare è amaro, ed il marinaio muore in mare.

 

Augura bene al tuo vicino, ché qualche cosa te ne viene.

 

Amore di soldato poco dura, a tocco di tamburo addio signora.

 

Lontan dagli occhi, lontano dal cuore.

 

Un pesce fuori dall'acqua non sa starci.

 

Carne di porco ed uomini di guerra durano poco.

 

La donna è fedele ad uno, quando il turco si fa cristiano.

 

Al servo pazienza, al padrone prudenza.

 

Col mare fresco non se ne piglia pesci.

 

Pari con pari e statti coi tuoi.

 

Casa mia, madre mia.

 

Ognuno tira l'acqua al suo mulino.

 

Amici con tutti, e fedeli con nessuno.

 

Ascolta i vecchi e non la sbagli.

 

L'uomo per la parola, e il bue per le corna.

 

Amare la vicina è un gran vantaggio, si vede spesso e non si fa viaggio.

 

Le cose lunghe diventano serpi.

 

Il tempo si porta via le cose brutte come le cose buone.

 

I ragazzi crescono, e ci spingono per le spalle nella fossa.

 

La figliola com'è avvezzata, e la stoppa com'è filata.

 

Matrimoni e vescovadi dal cielo sono destinati.

 

A buon cavallo non gli manca sella.

 

Si fa quel che si può.

 

Meglio poco che nulla.

 

Chi dà acconto non è cattivo pagatore.

 

Il vino che si spande è di buon augurio.

 

A provare non si perde nulla.

 

A nave rotta ogni vento è contrario.

 

Maritati e muli vogliono star soli.

 

Tra suocera e nuora ci si sta in malora.

 

Chi ha fatto il pasticcio se lo mangi.

 

I pesci del mare son destinati a chi se l'ha da mangiare.

 

Amare e disamare non sta a chi lo vuol fare.

 

Chi cade nell'acqua è forza che si bagni.

 

Il buon pilota si conosce alle burrasche.

 

Carcere, malattie e necessità, si conosce l'amistà.

 

Buon tempo e mal tempo non dura tutto il tempo.

 

Mare bianco, scirocco in campo.

 

Mare crespo, vento fresco.

 

Quando la luna è rossa fa vento, quando è chiara vuol dire sereno, quando è pallida, pioverà.

 

Quando non c'è più olio il lume si spegne.

 

L'uomo è cacciatore.

 

Acqua passata non macina più.

 

Chi cambia la vecchia per la nuova, peggio trova.

 

Chi piglia bellezze piglia corna.

 

Chi ha bocca mangia, e chi non mangia se ne muore.

 

Una spina scaccia l'altra.

 

Beato chi muore nel proprio letto.

 

Ognuno tiene gli occhi addosso a quel che gli preme.

 

Chi va con zoppi, all'anno zoppica.

 

Più ricco è in terra chi meno desidera.

 

Meglio contentarsi che lamentarsi.

 

Il buon pilota si prova alle burrasche.

 

Ogni buco ha il suo chiodo, chi l'ha vecchio e chi l'ha nuovo.

 

Aiutati che t'aiuto.

 

Forza di giovane e consiglio di vecchio.

 

In tempo di carestia pane d'orzo.

 

Necessità abbassa nobiltà.

 

Il giudizio viene colle disgrazie.

 

Ogni male non viene per nuocere.

 

Quando uno non riesce ad acchiappare la fortuna è un minchione.

 

La gallina che cammina torna a casa colla pancia piena.

 

Roba rubata non dura.

 

Ostessa bella conto caro.

 

Le donne bisogna lasciarle dire, e far le cose di nascosto.

 

Il pesce puzza dalla testa.

 

Una mela fradicia guasta tutte le altre.

 

Chi va col lupo allupa.

 

Rubare ai ladri non è stato mai peccato.

 

Bisogna rompere la pentola per aggiustarla.

 

Chi corre dietro alle donne cerca i guai con la lanterna.

 

Ventre affamato non sente ragione.

 

La bettola è un porto di mare.

 

Il malo ferro se lo mangia la mola.

 

I guai li ha chi li cerca.

 

Alla casa del povero ognuno ha ragione.

 

La forca è fatta pel disgraziato.

 

La fame fa uscire il lupo dal bosco.

 

Cane affamato non teme bastone.

 

Il mondo è tondo, chi nuota e chi va a fondo.

 

La cavezza è fatta per il mulo.

 

I MalavogliaI Malavoglia
Autore Giovanni Verga
Editore Mondadori, 2004

Al centro della narrazione sta la "Provvidenza", la barca più illustre della letteratura italiana, la più vecchia delle barche da pesca del villaggio. La vicenda ruota intorno alla sventura dei Malavoglia, innescata proprio dal naufragio della "Provvidenza" carica di lupini presi a credito. Si snoda così una trama straordinariamente complessa che non abbandona mai lo svolgersi doloroso del dramma; una serie di rovesci, colpo su colpo contro i Malavoglia, ogni volta che a forza di rassegnazione e coraggio riescono a rialzarsi dal colpo precedente

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