Guido Morselli 

 

Guido Morselli

Bologna 1912 - Varese 1973

Scrittore italiano

Diario, 1938/1973 (postumo 1988)

Aforismario

 

Negli uomini, non esiste veramente che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni. Non so se delle donne si possa dire diversamente...

 

Sino a Copernico e a Galileo, l’illimitata presunzione degli uomini si è manifestata in due loro opinioni principalmente: essere Dio fatto a loro immagine e somiglianza, ed esser la terra il centro dell’Universo. Dimostratasi insostenibile questa seconda opinione, gli uomini ne hanno trovato subito un’altra, non meno presuntuosa né meno errata: e si son dati a credere di poter conseguire, e d’avere in effetti conseguito, il dominio sulle forze della natura (su quelle, naturalmente, che si manifestano sul nostro esiguo pianeta). La credenza in un Dio simile all'uomo (antropomorfico, direbbero i filosofi) è la più vana e la più superba delle umane illusioni, a rigore (come è la più antica e la più diffusa): ma, a differenza delle altre di cui si parlava, offre un’utilità all’uomo ed è quindi, in un certo senso, legittima.

 

I sentimenti quando sono manifestati perdono d’intensità. Questa è la ragione per cui il dolente, l’amante trovan sollievo nella confidenza. Questa è la ragione per cui taluno preferisce tener i propri sentimenti per sé. Non diversamente una quantità data di un liquido, estendendosi sopra uno spazio maggiore, diminuisce di profondità, e un gas perde in pressione ciò che acquista in volume.

 

La natura è una musica alla quale gli uomini sono quasi sempre sordi.

 

Chi sa «ascoltarsi» vive più vite. Per chi attinge alla propria sensibilità profonda, il passato non è mai morto; non solo, ma la sua vita presente si dilata immensamente di là dai suoi limiti apparenti, ad abbracciare innumerevoli esperienze.

 

Io mi sono conosciuto nel sogno.

 

Incolta io chiamo non già la persona attualmente priva di cultura, ma la persona che, qualunque sia il suo corredo culturale, non sente il bisogno di estenderlo. D’«incolti» vi è dovìzia anche tra quei che seggono in cattedre o in accademici seggi : gente che non ha mai sentito il bisogno d’andar oltre il segno che le è bastato toccare per conseguire il seggio o la cattedra. Gente che non conosce «curiosità». Colto secondo me è anche chi lo sia solo potenzialmente, in quanto cioè è «curioso».

 

Possiamo perdonare a chi ci ha offeso. Difficilmente perdoneremo a chi ci ha, sia pure una sola volta, e involontariamente fatto paura.

 

Innamorarsi di una donna non è difficile. Difficile è amarla.

 

Una donna può esserci necessaria, e non esserci sufficiente.

 

Desideriamo ardentemente e attendiamo impazienti qualche cosa; poi, quando l’abbiamo ottenuta, ci accorgiamo che quel bene è soltanto, rispetto a ciò che consideriamo la nostra felicità, un preliminare, un antecedente, indispensabile forse, ma niente di più che un antecedente. Quello da cui facevamo dipendere il nostro esser felici, vediamo che è solo una condizione necessaria ma non sufficiente. E ciò ha anche l'effetto di diminuire la nostra gratitudine per il destino che ci ha favoriti concedendoci quel bene.

 

Tutta la nostra esperienza interiore è il gioco di due fattori: la memoria (il passato), l'angoscia (il presente).

 

Essere fedeli a una donna significa essere fedeli a se stessi.

 

Preferisco non avere un Dio, che averne uno malvagio.

 

Per ben vivere (o soltanto per vivere) occorre che l’uomo spregi il passato, che ami il presente e confidi nell’avvenire. È un’infelice e innaturale condizione, quella di chi ama il passato dispregia il presente e teme l’avvenire; e purtroppo le circostanze e una ingenita tendenza del mio animo mi obbligano proprio a ciò.

 

Quello che pesa, in questa nostra condizione umana, sono le poche gioie di cui godiamo, o meglio sono le nostre speranze, poiché esse c'incatenano alla vita.

 

Gli unici rimproveri che noi non siamo mai disposti e ricevere, sono quelli che abbiamo meritati.

 

L'amore non è mai morto, sinché non è morto in tutti e due gli amanti.

 

DiarioDiario

Autore: Guido Morselli

Curatrice: Valentina Fortichiari

Prefazione: Giuseppe Pontiggia

Editore: Adelphi, Milano, 1988

Valutazione Aforismario:

 

A partire dal 1938, e fino alla morte, avvenuta nel luglio del 1973, Guido Morselli tenne un diario, dove annotava le sue riflessioni sui temi più svariati. Con il suo atteggiamento di eterno dilettante, che doveva poi rivelarsi, dopo la morte, un talento ben più saldo di quello di tanti suoi illustri contemporanei, Morselli prende spunto dalle sue letture, dagli incontri, dai fatti della sua vita per chiarire a se stesso, innanzitutto, che cosa pensare. C'è una freschezza, e un'acutezza, in queste note di diario, che subito ricolleghiamo al memorabile narratore dei romanzi e al delicato tessuto di pensiero che questi sottintendono. Come anche vi ammiriamo un'agilità mentale e l'innata capacità di schivare quelle trappole che ogni epoca presenta come obbligatorie. Al tempo stesso, attraverso i sogni e le annotazioni di carattere più intimo, si apre qui uno spiraglio prezioso sulla persona Guido Morselli.

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