Henry Louis Mencken 

 

Henry Louis Mencken

Baltimora 1880 - 1956
Giornalista e saggista statunitense

Aforismario

 

Un libro burlesco


A Book of Burlesques, 1916

 

Adulterio. La democrazia applicata all'amore.

 

Alimenti. Il ricatto che l'uomo felice paga al demonio.

 

Amore. L'illusione che una donna differisca da un'altra.

 

Arcivescovo. Un ecclesiastico cristiano di un rango superiore a quello conseguito da Cristo.

 

Argomento. Un mezzo di persuasione. Gli agenti di argomentazione in una democrazia, in ordine di efficacia, sono (a) whisky, (b) di birra, (c) sigari, (d) lacrime.

 

Brevità. La qualità che rende sigarette, discorsi, storie d'amore e traversate oceaniche sopportabili.

 

Celebrità. Uno che è noto a molte persone che è felice di non conoscere.

 

Coscienza. La voce interiore che ci avverte che qualcuno potrebbe vederci.

 

Demagogo. Uno che predica dottrine che sa false a gente che sa cretina.

 

Idealista. Uno che, notando che una rosa odora meglio d'un cavolo, ne conclude che se ne possa cavare una minestra migliore.

 

Immortalità. La condizione di un uomo morto che non crede d'essere morto.

 

Misogino. Un uomo che odia le donne tanto quanto le donne si odiano tra di loro.

 

Moralità. La teoria secondo la quale ogni atto umano deve essere giusto o sbagliato, e che il 99% di essi sia sbagliato.

 

Popolarità. La capacità di ascoltare con partecipazione quando gli uomini si vantano delle mogli e le donne si lamentano dei mariti.

 

Psicoterapia. La teoria che il paziente, in un modo o nell'altro, probabilmente guarirà, e di sicuro è un maledetto pirla.

 

Puritanesimo. Il timore ossessivo che qualcuno, da qualche parte, possa essere felice.

 

Speranza. Una credenza patologica nell'accadere dell'impossibile.

 

Storico. Un romanziere fallito.

 

Teologia. Il tentativo di spiegare l’inconoscibile nei termini di ciò che non vale la pena conoscere.

 

Trattato sugli dèi


Treatise On The Gods, 1930

 

La religione fu inventata dall’uomo, così come dall’uomo furono inventate l’agricoltura e la ruota, e in essa non v’è assolutamente nulla che giustifichi la credenza che i suoi inventori avessero l’ausilio di potenze più alte, terrene o d’altra natura. In alcuni suoi aspetti, essa è estremamente geniale, in altri di commovente bellezza, ma in altri ancora è così assurda da rasentare l’imbecillità.

 

La religione è una delle più grandi invenzioni che mai si siano avute sulla terra.

 

Naturalmente è l’inferno, non il paradiso, che rende potenti i sacerdoti, perché - dopo migliaia di anni di cosiddetta civiltà - la paura rimane l’unico comune denominatore dell’umanità.

 

La teologia cristiana - come ogni altra teologia - non è soltanto contraria allo spirito scientifico, lo è anche ad ogni altro tentativo di pensiero razionale.  

 

L’unico vero modo per conciliare scienza e religione è di istituire qualcosa che non sia scienza e qualcosa che non sia religione.

 

Ci vuol tempo per strappare alla fede ed educare nello scetticismo; tempo, e non poco sforzo e lavoro. Soltanto lo scettico della terza generazione è veramente sicuro: suo nonno deve aver accettato il denaro del Demonio quand’era ancora celibe.

 

Che l’uomo moderno abbia ancora bisogno di simili consolazioni prova soltanto che l’emancipazione della sua mente è appena cominciata, che egli è ancora molto più vicino alla scimmia che al cherubino.

 

La religione è, per la sua stessa natura, una macchina per spaventare; deve necessariamente fallire e crollare di mano in mano che l’uomo progredisce nella conoscenza, perché la conoscenza non è soltanto potere, è anche coraggio.

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