Immanuel Kant 

 

Immanuel Kant

Königsberg 1724 - 1804
Filosofo tedesco  

Aforismario

 

Critica della ragion pura


Kritik der reinen Vernunft, 1781-1787

 

La ragione è la facoltà che ci fornisce i princìpi a priori della conoscenza . Ragion pura è perciò quella che contiene i princìpi per conoscere qualche cosa assolutamente a priori.

 

È un consueto destino della ragione umana nella speculazione allestire più presto che sia possibile il suo edifizio, e solo alla fine cercare se gli sia stato gettato un buon fondamento. 

 

La critica della ragione conduce alla fine necessariamente alla scienza; l'uso dogmatico, invece, di essa senza critica, ad affermazioni prive di fondamento.

 

Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscenza degli oggetti in quanto questa deve esser possibile a priori.

 

Non consideriamo mai obbligatorie le nostre azioni perché sono ordinate da Dio; al contrario, ci sembrano ordinate da Dio perché ci sono imposte da una nostra legge interiore.

 

Proprio in ciò consiste l'esperimento d'una controprova della verità del risultato di questo primo apprezzamento della nostra conoscenza a priori della ragione: che essa giunge solo fino ai fenomeni, mentre lascia che la cosa in sé sia bensì per se stessa reale, ma sconosciuta a noi.

 

Lo spazio non è altro se non la forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni, cioè la condizione soggettiva, l'unica per la quale ci è possibile un'intuizione esterna, della sensibilità.

 

Il tempo è una rappresentazione necessaria, che sta a base di tutte le intuizioni. Non si può, rispetto ai fenomeni in generale, sopprimere il tempo, quantunque sia del tutto possibile toglier via
dal tempo tutti i fenomeni. Il tempo dunque è dato a priori. Sol tanto in esso è possibile qualsiasi realtà dei fenomeni. Questi possono sparir tutti, ma il tempo stesso (come condizione universale della loro possibilità) non può esser soppresso.

 

Idea di una storia universale


Idee zu einer allgemeinen Geschichte in weltbürgerlicher Absicht, 1784

 

Da un legno così storto com'è quello di cui è fatto l'uomo non si può ricavare nulla di perfettamente dritto.

 

Che cos'è l'Illuminismo?


Beantwortung der Frage: Was ist Aufklärung?, 1784

 

L'illuminismo è l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a sé stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza esser guidati da un altro.

 

Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza

 

La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall'eterodirezione, tuttavia rimangono volentieri minorenni per l'intera vita e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori.

 

Solo pochi sono riusciti, con l'educazione del proprio spirito, a districarsi dalla minorità e tuttavia a camminare con passo sicuro.

 

Critica della ragion pratica


Kritik der praktischen Vernunft, 1788

 

Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.

 

L'etica non è esattamente la dottrina che ci insegna come essere felici, ma quella che ci insegna come possiamo fare per renderci degni della felicità. 

 

Agisci in modo da considerare l'umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche come scopo, e mai come semplice mezzo.

 

Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale.

 

Virtù e felicità costituiscono insieme in una persona il possesso del sommo bene, per questo anche la felicità, distribuita esattamente in proporzione della moralità (come valore della persona e suo merito di essere felice), costituisce il sommo bene di un mondo possibile.

 

Il rispetto per la legge morale è l'unico e, al tempo stesso, indubitabile movente morale.

 

La regola pratica è sempre un prodotto della ragione, perché prescrive un'operazione come mezzo per raggiungere l'effetto che ci si propone. Ma, per un essere in cui la ragione non rappresenti, da sola, ogni fondamento di determinazione della volontà, codesta regola è un "imperativo", cioè una regola contenente un dovere, che esprime la necessitazione oggettiva dell'azione, e indica che, se la ragione determinasse completamente la volontà, l'azione avverrebbe immancabilmente secondo tale regola.

 

Dovere e responsabilità sono le sole qualificazioni che dobbiamo
dare al nostro rapporto con la legge morale.

 

Se si domanda che cosa sia propriamente la pura moralità su cui, come pietra di paragone, si deve provare il contenuto etico di ogni azione, devo confessare che solo grazie ai filosofi la decisione di tale problema può divenire dubbia: infatti, nella comune ragione umana essa è sempre stata chiara, non attraverso l'applicazione di formule generali, bensì in virtù dell'uso comune, alla stessa stregua della differenza tra la destra e la sinistra.

 

Nulla glorifica Dio tanto quanto ciò che vi è di più apprezzabile nel mondo: il rispetto per il suo comando, l'osservanza del santo dovere che la sua legge ci impone, quando le sue sovrane disposizioni si aggiungono a coronare codesto bellissimo ordine con un'adeguata felicità.

 

È moralmente necessario ammettere l'esistenza di Dio.

 

Indubitabilmente, per instradare un animo, o ancora rozzo, o inselvatichito nella carreggiata del bene, occorre una certa preparazione: occorre attirarlo con la prospettiva del suo vantaggio, o spaventarlo con quella del suo danno. Ma, non appena questo attrezzo, o queste dande, abbiano fatto un certo effetto, davanti all'anima deve portarsi il puro movente morale nella sua assolutezza.

 

La scienza (criticamente cercata, e metodicamente introdotta) è la stretta porta che conduce alla dottrina della saggezza, se con questa s'intende, non solo ciò che si deve fare, ma ciò che deve servire da guida ai "maestri" per spianare alla saggezza un cammino aperto e facilmente riconoscibile, che ciascuno debba percorrere, assicurando chi li segua dai passi falsi.

 

La religione nei limiti della semplice ragione 


Die Religion innerhalb der Grenzen der bloßen Vernunft, 1793  

 

È sostanzialmente inutile ricercare tra le varie tradizioni religiose quale sia la religione vera: quel che importa è agire bene. Compiere il Bene, la Virtù, per amore del Bene stesso relativizza non tanto la verità bensì l'esistenza delle singole comunità religiose, le quali si presentano ormai più come un ostacolo che come una via al conseguimento dell'unica religione morale, la sola davvero uguale per tutti.

 

Critica del giudizio


Kritik der Urteilskraft, 1790

 

In tutti i giudizi coi quali dichiariamo bella una cosa, noi non permettiamo a nessuno di essere di altro parere, senza fondare tuttavia il nostro giudizio sopra concetti, ma soltanto sul nostro sentimento, di cui così facciamo un principio, non però in quanto sentimento individuale, ma in quanto sentimento comune. 

 

Il bello è il simbolo del bene morale. 

 

Il giudizio di gusto consiste proprio nel chiamar bella una cosa soltanto per la sua proprietà di accordarsi col nostro modo di percepirla.

 

Il bello si accorda col sublime in questo, che entrambi piacciono per se stessi. Inoltre, entrambi non presuppongono un giudizio dei sensi né un giudizio determinante dell'intelletto ma un giudizio di riflessione.

 

Vi è un'infinità di cose della bella natura, per le quali esigiamo l'accordo dei nostro giudizio con quello di ciascun altro, e, senza molto ingannarci, possiamo anche aspettarlo; ma dal nostro giudizio sul sublime della natura non ci possiamo ripromettere così facilmente il consenso altrui. Pare difatti che, per pronunziare un giudizio su questa eccellenza degli oggetti naturali, sia necessaria una cultura molto maggiore, non soltanto del Giudizio estetico, ma anche delle facoltà conoscitive che vi stanno a fondamento.

 

Ciò che noi, preparati dalla cultura, chiamiamo sublime, senza lo sviluppo delle idee morali è per l'uomo rozzo semplicemente terribile.

 

Sopra il detto comune: "Questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica" 


Ueber den Gemeinspruch: das mag in der Theorie richtug sein, taugt aber nicht für die Praxis, 1793 

 

Forse nessun essere umano ha mai potuto fare il proprio dovere, riconosciuto e da lui anche riverito, in modo interamente non egoistico (senza la mescolanza di altri moventi); forse nessuno, anche con la più grande aspirazione, arriverà così lontano.

 

Nessuno mi può costringere a essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri).

 

Per la pace perpetua


Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Entwurf, 1795 

 

Lo stato di pace tra gli uomini, che vivono gli uni a fianco degli altri, non è uno stato naturale, il quale è piuttosto uno stato di guerra.

 

La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti.

 

Non c'è da attendersi che i re filosofeggino o che i filosofi diventino re, e neppure è da desiderarlo, perché il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione. Ma che un re o un popolo sovrano non lascino ridurre al silenzio la classe dei filosofi, ma la lascino pubblicamente parlare, è indispensabile agli uni e agli altri per avere luce sui loro affari. 

 

Lezioni di etica


Vorlesung Kants über Ethik, 1775-81 (postumo 1924)

 

L'uomo deve mostrare bontà di cuore già verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini.

 

Libri di Immanuel Kant

Critica della ragion puraCritica della ragion pura
Traduttori: G. Gentile; G. Lombardo Radice
Editore Laterza, 2005

Nella "Critica della ragion pura", che è considerata uno dei vertici della filosofia occidentale, Kant esamina le capacità e le possibilità della ragione e gli errori a cui è inevitabilmente portata se pretende di andare al di là delle sue possibilità.

 

Critica della ragion praticaCritica della ragion pratica
Traduttore F. Capra
Editore Laterza, 2006

 

Poiché è sempre la conoscenza della ragion pura che qui sta a fondamento dell'uso pratico, la divisione di una critica della ragion pratica deve conformarsi, nelle sue linee generali, a quella della ragione speculativa. Avremo dunque una dottrina degli elementi e una dottrina del metodo. La prima conterrà un'analitica che è la regola della verità e una dialettica che è l'esposizione e soluzione della parvenza nei giudizi della ragion pratica. Ma nella suddivisione dell'analitica l'ordine sarà l'opposto di quello che è stato seguito nella critica della ragion pura speculativa.

 

Critica del giudizioCritica del giudizio
Traduttore A. Gargiulo
Editore Laterza, 1997

Solo ultimamente la "Critica del giudizio" è apparsa in tutta la sua importanza come il coronamento del sistema kantiano del sapere, che raggiunge, proprio nella scansione e nella connessione della trilogia, la sua completa organicità. In quest'opera Kant ha scoperto il fondamento dell'esperienza estetica e del finalismo della natura e ha raggiunto l'unità della filosofia, evidenziando l'articolazione tra ragione teoretica e ragione pratica, tra il conoscere e il desiderare, tra le grandi idee del soprasensibile e la libertà.

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