Indro Montanelli 

 

Indro Montanelli

Fucecchio 1909 - Milano 2001
Giornalista, saggista e commediografo italiano

Aforismario

 

Storia di Roma, 1957


Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata, per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma!" allude solo ad una squadra di calcio.

 

il Giornale


Anche noi italiani dobbiamo qualcosa a Elvis Presley: quella di offrirci una delle rare occasioni in cui preferiamo essere italiani piuttosto che americani. (1977)

 

Avvicinandosi il 25 dicembre, decine di migliaia di teneri abeti vengono strappati dai boschi della Penisola per allestire il tradizionale albero di Natale. Ogni anno lo scempio si ripete, tra la generale indifferenza. Soppresso l'Ente protezione animali, figuriamoci se qualcuno ha voglia di proteggere gli alberi. Diciamo la verità: la sola pianta che interessi all'italiano medio è la pianta stabile. (1979)

 

La guerra, diceva Clemenceau è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai militari. Ma anche la pace è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai pacifisti. (1991)

 

Non c'è alleato più prezioso di un nemico cretino. (1984)

 

Corriere della Sera


Una delle eterne regole italiane: nel settore pubblico, tutto è difficile; la buona volontà è sgradita; la correttezza, sospetta. Per questo, le persone capaci continueranno a tenersi a distanza di sicurezza dalla "cosa pubblica", lasciando il posto ai furbastri (magari bravi) e alle mezze cartucce (magari oneste). Così, purtroppo, vanno le cose in questo bizzarro paese. (1996)

 

A fare l'Italia alcuni pochi italiani ci sono, senza e contro i più, riusciti. A fare gl'italiani, l'Italia, in centocinquant'anni, non c'è riuscita; anzi non ci s'è nemmeno provata". (1997)

 

Il vero cacciatore ama gli animali a cui dà la caccia, forse anche perché li considera complici di questo gioco in cui ritrova la sua origine esistenziale. Non spara, per esempio, sul bersaglio fermo: lo considera sleale. (1997)

 

I conti col passato, si capisce, bisogna farli. Ma a un certo punto bisogna chiuderli. Perché nella Storia non ce n'è mai stato uno che, protratto all'infinito, non ne abbia innescato un altro. (1998)

 

L'Italia sarà anche, come dicono i nostri tromboni universitari, "la culla del diritto". Ma è anche il sepolcro di una giustizia che, per decidere se un imputato è innocente o colpevole, aspetta il suo certificato di morte che la esenta dal dirlo. (1998)

 

La vocazione a dividerci sempre e su tutto per il nostro "particulare", come lo chiamava Guicciardini, noi italiani ce la portiamo nel sangue, e non c'è legge che possa estirparla. (1998)

 

Il revisionismo è la materia prima della storiografia che, senza di esso, sarebbe una disciplina morta. (2000)

 

La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi. (2000)

 

Soltanto un giornalista, 2002


Da quando ho cominciato a pensare, ho pensato che sarei stato un giornalista.

 

In Italia il giornalista non si sente espressione dell'opinione pubblica ma portavoce della sua fazione. Attacca in nome della confraternita di cui fa parte ma non dirà mai una parola contro la sua confraternita

 

L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.

   

I princìpi restano e le idee invece cambiano con gli uomini cui vengono date in appalto.

 

Diari 1957/78, 2009 (postumo)


Tutta la mia vita è stata contesa fra la noia di vivere insieme e la paura di vivere solo.

Se si vuol commuovere la gente, farsi prima un'accreditata fama di cinico.

In fondo, che noia dover fingere la cattiveria perché la bontà è alla moda!

Conosco ben pochi "solitari" che non siano il frutto di qualche accoppiamento.

Egoismo, avarizia, presunzione, stupidità: quei difetti individuali che fanno la buona salute della società.

Tra gli italiani la solidarietà non esiste. Esiste la complicità.

Il guaio, con le donne, è che diventano insopportabili al momento
stesso in cui smettono di essere necessarie.

Fascismo. Il più comico tentativo per instaurare la serietà.

Il guaio più grosso della Repubblica è che, mentre il Re poteva essere di sangue straniero e di solito lo era, il presidente bisogna
sceglierlo fra gl'italiani.

Il maggior difetto degl'italiani non è quello di essere servili. È quello di voler sempre a tutti i costi accusare qualcuno di averli asserviti.

 

La mia eredità sono ioLa mia eredità sono io
Pagine da un secolo
Autore Indro Montanelli
Curatore P. Di Paolo
Editore BUR Bibl. Univ. Rizzoli, 2008

Indro Montanelli, una delle firme del giornalismo italiano più acuminate, ma soprattutto una delle intelligenze più lucide, intense e naturalmente eretiche che abbiano accompagnato il percorso sociale e culturale del Paese durante tutto il Novecento. Per Indro Montanelli l'attività giornalistica è stata sempre esercizio di osservazione e di analisi dei fatti, e poi di interpretazione spiazzante e dissacrante.

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