Italo Calvino 

 

Italo Calvino

Santiago de Las Vegas 1923 - Siena 1985
Scrittore italiano

Aforismario

 

Il sentiero dei nidi di ragno, 1947 


Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo.

 

Il visconte dimezzato, 1952


Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.

 

Il barone rampante, 1957


Quell'amore che ha l'uomo cacciatore per ciò che è vivo e non sa esprimerlo altro che puntandovi il fucile.

 

I rivoluzionari sono più formalisti dei conservatori.

 

Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!

 

Anche per chi ha passato tutta la vita in mare c'è un'età in cui si sbarca.

 

Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti.

 

Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino.

 

Il cavaliere inesistente, 1959


L'amarezza dei vecchi che soffrono il perdersi delle cose d'una volta più di quanto non godano il sopravvenire delle nuove.

 

Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato.

 

Sempre corre il giovane verso la donna: ma è davvero amore per lei a spingerlo? O non è amore soprattutto di sé, ricerca d'una certezza d'esserci che solo la donna gli può dare? 

 

L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s'accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla. 

 

Marcovaldo, 1963


Chi ha l'occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.

 

Cibernetica e fantasmi, 1967


L'inconscio è il mare del non dicibile, dell'espulso fuori dai confini del linguaggio, del rimosso in seguito ad antiche proibizioni.

 

Le città invisibili, 1972


Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone.

 

Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure.

 

D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

 

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

 

La menzogna non è nel discorso, è nelle cose. 

 

L'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.

 

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere: l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.

 

Viaggiando ci s'accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti.

 

Se una notte d'inverno un viaggiatore, 1979


I romanzi lunghi scritti oggi forse sono un controsenso: la dimensione del tempo è andata in frantumi, non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s'allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono.

 

Leggere significa affrontare qualcosa che sta proprio cominciando a esistere.

 

Il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio.

 

Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto.

 

Palomar, 1983


La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso.

 

La vita d'una persona consiste in un insieme d'avvenimenti di cui l'ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l'insieme, non perché conti di più dei precedenti ma perché inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non è cronologico, ma risponde a un'architettura interna.  

 

Lezioni americane, 1988 (postumo)


L'eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi d'attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d'ogni possibilità di realizzazione. 

 

Scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca d'un'espressione necessaria, unica, densa, concisa, memorabile.  

 

La fantasia è un posto dove ci piove dentro.

 

Perché leggere i classici, 1991 (postumo)


su «L’Espresso», 1981

 

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: "Sto rileggendo..." e mai "Sto leggendo...".

 

Per vaste che possano essere le letture «di formazione» d’un individuo, resta sempre un numero enorme d’opere fondamentali che uno non ha letto.

 

Leggere per la prima volta un grande libro in età matura è un piacere straordinario: diverso (ma non si può dire maggiore o minore) rispetto a quello d’averlo letto in gioventù. La gioventù comunica alla lettura come a ogni altra esperienza un particolare sapore e una particolare importanza; mentre in maturità si apprezzano (si dovrebbero apprezzare) molti dettagli e livelli e significati in più.

 

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

 

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

 

Ci dovrebbe essere un tempo nella vita adulta dedicato a rivisitare le letture più importanti della gioventù. Se i libri sono rimasti gli stessi (ma anch’essi cambiano, nella luce d’una prospettiva storica mutata) noi siamo certamente cambiati, e l’incontro è un avvenimento del tutto nuovo.

 

D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

 

D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.

 

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

 

La lettura d’un classico deve darci qualche sorpresa, in rapporto all’immagine che ne avevamo. Per questo non si raccomanderà mai abbastanza la lettura diretta dei testi originali scansando il più possibile bibliografia critica, commenti, interpretazioni.

 

La scuola e l’università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d’un libro dice di più del libro in questione; invece fanno di tutto per far credere il contrario.

 

Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.

 

I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.

 

Non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore.

 

Il "tuo" classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.

 

È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.

 

Libri di Italo Calvino

Il barone rampanteIl barone rampante
Editore Mondadori, 1993

Cosimo, per sfuggire a una punizione inflittagli dai suoi educatori, decide di salire su un albero per non ridiscendere mai più. Cosimo si costruisce un mondo aereo dove diversi personaggi della cultura e della politica lo vanno a trovare, testimoniandogli la loro ammirazione...

 

Le città invisibiliLe città invisibili
Editore Mondadori, 1996

Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.

 

 

Perché leggere i classiciPerché leggere i classici
Autore Italo Calvino
Editore Mondadori, 1995

 

Oltre al testo che dà il titolo al libro, questa raccolta postuma contiene trentacinque scritti, per lo più degli anni ’70 e ’80, su autori che in varia misura e per diverse ragioni avevano avuto importanza per Calvino, o suscitato la sua ammirazione.

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