Marcello D'Orta 

 

Marcello D'Orta

Napoli 1953 - 2013
Docente e scrittore italiano

Io speriamo che me la cavo, 1990

Aforismario

 

I buoni rideranno e i cattivi piangeranno, quelli del purgatorio un pò ridono e un pò piangono. I bambini del Limbo diventeranno farfalle. Io speriamo che me la cavo.

 

La mia casa è tutta sgarrupata, i soffitti sono sgarrupati, i mobili sgarrupati, le sedie sgarrupate, il pavimento sgarrupato, i muri sgarrupati, il bagnio sgarrupato. Però ci viviamo lo stesso, perché è casa mia, e soldi non cene stanno. Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagniare.

 

Quando Garibardi divenne re d'Italia, ai 1000 li fece diventare: a chi principe, a chi cavaliere, a chi onorevole. A quelli che avevano sparato male non so che li fece diventare, forse facchini. 

 

Io preferisco la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. 

 

Non si trovava pace all'epoca primitiva. In famiglia si litigava sempre, ed erano tutti sporchi. Non si lavavano. Non si pettinavano. Non si facevano la barba. Neppure le donne.

 

A me non mi interessa io che mestiere farò da grande, basta che guadagno. 

 

Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagniare: il Terzo Mondo è molto più terzo di noi!

 

Io la mamma se non ci sarebbe la inventassi perché sennò come faccio a sapere da chi sono nato?

 

A me io lo sport che preferiscolo e il calcio, perche si segnano molti gol, mentre nelo sci e nel cavallo non si segna neanche un gol. 

 

Io vorrei che il telegiornale non lo farebbero giusto quando noi mangiamo, ma un po' più tardi, così mangiassimo in santa pace!

 

Io speriamo che me la cavoIo speriamo che me la cavo
Autore Marcello D'Orta
Editore Mondadori, 1990

Sessanta temi di bambini napoletani è un libro scritto nel 1990 dal maestro elementare Marcello D'Orta nella forma di una raccolta di sessanta temi svolti da ragazzi di una scuola elementare della città di Arzano, in provincia di Napoli, che raccontano con innocenza, umorismo, dialettismi (e infiniti errori grammaticali, appositamente non corretti) storie di vita quotidiana.

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