Massimo d'Azeglio 

 

Massimo d'Azeglio

Torino 1798 - Torino 1866
Politico, pittore e scrittore italiano

I miei ricordi, 1867 (postumo)

Aforismario

 

L'abitudine è mezza padrona del mondo. "Così faceva mio padre" è una delle grandi forze che guidano il mondo.

 

L'ozio avvilisce e il lavoro nobilita: perché l'ozio conduce uomini e nazioni alla servitù; mentre il lavoro li rende forti ed indipendenti.

 

L'abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell'ordine; dall'ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell'educazione.

 

Ogni uomo fin all'ultimo suo giorno deve attendere ad educare sé stesso.

 

Se le navi vanno generalmente meglio degli Stati, ciò accade per la sola ragione che in esse ognuno accetta la parte che gli compete, mentre negli Stati meno se ne sa, generalmente, più s'ha la smania di comandare.

 

Tutti siamo d'una stoffa nella quale la prima piega non scompare mai più.

 

In amore la costanza è necessaria; la fedeltà è un lusso.

 

L'affetto vero, leale, incondizionato, è un gran tesoro; è il più grande che esista.

 

Non sarebbe la musica una lingua perduta, della quale abbiamo dimenticato il senso, e serbato soltanto l'armonia?

 

Ad un governo ingiusto nuoce più il martire che non il ribelle.

 

Vi sono momenti nella vita che basterebbero a pagare, a compensare i tormenti d'un'eternità.

 

Se il fil di canapa è marcio, non s'avrà mai corda buona. Se l'oro è di saggio scadente, non s'avrà mai moneta buona. E se l'individuo è dappoco, ignorante e tristo, non s'avrà nazione buona, e non si riuscirà mai a nulla di solido, d'ordinato e di grande.

 

S'è fatta l'Italia, ma non si fanno gli italiani.

I miei ricordi I miei ricordi
Autore Massimo D'Azeglio
Editore UTET, 2011

 

"I più pericolosi nemici d'Italia non sono i Tedeschi, sono gl'Italiani. E perché? Per la ragione che gl'Italiani hanno voluto far un'Italia nuova, e loro rimanere gl'Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; perché pensano a riformare l'Italia, e nessuno s'accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro."

Foto: Ritratto di Massimo d'Azeglio (part. in b.n.), Francesco Gonin, 1860

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino

Indice Autori - Home Page - Avvertenze - Contatti - Torna su