Søren Kierkegaard 

 

Søren Kierkegaard

Copenaghen 1813 - 1855
Filosofo e teologo danese

Aforismario

 

Sul concetto di ironia


Om Begrebet Ironi med stadigt Hensym til Socrates, 1841 

 

L'ironia è l'occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l'assurdo, il vano dell'esistenza.

 

Aut-Aut


Enten-Eller, 1843 (con lo pseudonimo di Victor Eremita)

 

Paradossale è la condizione umana. Esistere significa "poter scegliere"; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensí la miseria dell'uomo. La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all'alternativa di una "possibilità che sí" e di una "possibilità che no" senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell'altro. 

 

Chi scorge nel godimento il senso e lo scopo della vita, sottopone sempre la sua vita a una condizione che, o sta al di fuori dell'individuo, o è nell'individuo ma in modo da non essere posta per opera dell'individuo stesso. 

 

La grandezza non consiste nell'essere questo o quello ma nell'essere sé stessi; e questo ciascuno lo può, se lo vuole.

 

Chi striscia sulla terra non è esposto a cadere tanto facilmente come chi sale sulle cime delle montagne.

 

La maggior parte degli uomini vive per avere il pane quotidiano; quando l'ha avuto vive per avere un buon pane quotidiano; e quando ha ottenuto anche questo, muore. 

 

La donna capisce il finito, lo comprende fin nelle radici: per questo essa è adorabile, e tale, a guardar bene, è ogni donna; per questo è graziosa, e nessun uomo lo è; per questo è felice, come nessun uomo può o deve essere; per questo è in armonia con l'esistenza, come nessun uomo può o deve essere. 

 

Ogni uomo è un'ipocrita nato.

 

Se un uomo fosse tanto furbo da poter nascondere di essere pazzo, potrebbe far impazzire tutto il mondo.

 

Il voler giocare a nascondersi si sconta sempre nel modo più naturale, col diventar misteriosi a se stessi. 

 

È innegabile che nel mondo esiste tanta gente meschina che vuole trionfare su tutto quello che si eleva di un solo palmo dalla mediocrità.

 

Nulla di finito, nemmeno l'intero mondo, può soddisfare l'animo umano che sente il bisogno dell'eterno.

 

Diario del seduttore 


Forfoererens Dagbog, 1843 

 

Siamo tanto poveri di occasioni favorevoli che quando una si mostra conviene in verità approfittarne, visto che purtroppo non c'è nessuna arte nel sedurre una fanciulla, ma è solo questione di fortuna trovarne una degna d'essere sedotta.

 

La ripetizione


Gjentagelsen, 1843 (con lo pseudonimo di Costantin Costantius)

 

Grande è la fedeltà della donna, soprattutto quando non è richiesta.

 

Timore e tremore


Frygt og Bæven, 1843 (con lo pseudonimo di Johannes de Silentio)

 

Il poeta è il genio della rimembranza.

 

La fede comincia appunto là dove la ragione finisce.

 

Discorsi edificanti


Opbyggelige Taler, 1843

 

Cos'è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio? Cos'è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero; cos'è che lo rende debole, più debole di un bambino? Cos'è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia; cos'è che lo rende molle, più molle della cera? È l'amore!

 

Cos'è che non muta mai, anche se tutto muta? È l'amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos'altro. 

 

Briciole filosofiche


Philosophiske Smuler, 1844 (con lo pseudonimo di Johannes Climacus)

 

Finché l'eterno e lo storico rimangono esteriori l'uno all'altro, lo storico non è che l'occasione. 

 

Il concetto d'angoscia


Om Begrebet Angest, 1844 (con lo pseudonimo di Virgilius Haufniensis)

 

L'angoscia è la vertigine della libertà.

 

Quando la morte si presenta con la sua vera faccia, scarna e truculenta, non la si considera senza timore. Ma quando, per burlarsi degli uomini che si vantano di burlarsi di lei, avanza camuffata [...] allora siamo presi da un terrore senza fondo. 

 

Stadi sul cammino della vita


Stadier paa Livets vei, 1845 (con gli pseudonimi di Hilarius Bogbinder, Willia Afham, l'Assessossre, Frater Taciturnus)

 

Parlo volentieri con i bambini, perché in fin dei conti si può sperare che diventeranno esseri ragionevoli. Quanto a quelli che li sono diventati, ah! Signore! 

 

Il paganesimo aveva un dio per l'amore ma non per il matrimonio; il cristianesimo ha, oserei dire, un dio per il matrimonio ma non per l'amore.

(Riflessioni diverse sul matrimonio contro le obbiezioni)

 

A ogni donna corrisponde un seduttore. La sua felicità sta nell'incontrarlo. 

(In vino veritas)

 

L'amore è una cosa semplice, ma il matrimonio! 

(In vino veritas) 

 

Postilla conclusiva non scientifica alle "Briciole filosofiche"


Afsluttende uvidenskabelig Efterskrift til de philosophiske Smuler,1846 (con lo pseudonimo di Johannes Climacus)

 

Solo quella conoscenza che ha un rapporto essenziale con l'esistenza è conoscenza essenziale. 

 

La malattia mortale


Sygdommen til döden, 1849 (con lo pseudonimo di Anti-Climacus)

 

Questo è il luogo più caro alla disperazione, quello che preferisce fra tutti: profondamente dentro alla felicità. 

 

Diario


Papirer, 1834-1855 (postumo 1909-1949)

 

Per ogni cosa umana vale il principio: più la si pensa e più si riesce e comprenderla. Ma per le cose divine, più le si pensa e meno si riesce a comprenderle.

 

La fede non si può comprendere; il massimo a cui si arriva è poter comprendere che non si può comprendere.

 

Sembra che gli uomini abbiano avuto il dono della parola non per nascondere i pensieri, ma per nascondere il fatto che non hanno pensieri.

 

L'ironia è uno sviluppo anormale che, come quello del fegato delle oche di Strasburgo, finisce per uccidere l'individuo.

 

Un amico, di fatto, non è quello che tra filosofi chiamiamo l'Altro necessario; è l'altro superfluo.

 

La filosofia è la balia asciutta della vita, essa può prendersi cura di noi − ma non può allattarci.

 

In ogni campo e per ogni oggetto sono sempre le minoranze, i pochi, i rarissimi, i singoli quelli che sanno: la folla è ignorante. 

 

Meglio dare che prendere; ma talvolta può esserci più umiltà nel ricevere che nel donare. 

 

Le idee fisse sono come, per esempio, i crampi ai piedi − il miglior rimedio è camminarci sopra.

 

In confronto dell’uomo, la donna è per natura sempre più dotata di ciò che certamente è fatto apposta per causare all’uomo seccature e per renderlo infelice in questo mondo, ma da cui tuttavia in diversi sensi sgorga la vita: essa ha più cuore.

 

La morte è quella malattia che pone fine a tutte le altre.

 

È proprio vero quello che dice la filosofia, che la vita deve essere compresa andando all'indietro. Ma non si deve dimenticare l'altra massima, che bisogna vivere andando avanti.

 

Libri Sören Kierkegaard

Timore e tremoreTimore e tremore
Editore Mondadori, 2003

Timore e tremore è l'opera centrale nel pensiero di Kierkegaard. In queste pagine infatti il filosofo cerca di rispondere al grande e angoscioso dilemma della rinuncia a tutto, del grande sacrificio che la religione richiede: la dimensione paradossale del silenzio e dell'assurdo pieno di solitudine e di sofferenza della fede, che implica l'abdicazione della ragione, la "sospensione dei processi" etici ed estetici, una rinuncia all'umanità.
 

 

Aut-autAut-aut
Editore Mondadori, 2002

Aut-Aut, testo chiave dell'esistenzialismo, è anche l'opera in cui il pensiero di Sören Kierkegaard raggiunge il suo apice. La contrapposizione fra vita estetica e vita etica, il passaggio dall'una all'altra attraverso l'esperienza della disperazione e dell'angoscia, la scelta come fardello esistenziale, il compito della realizzazione di sé in quanto individui: sono questi i temi principali di Aut-Aut, proposti da Kierkegaard con un vigore e una lucidità che ancora oggi colpiscono il lettore per la loro forza e urgente attualità.

Foto logo: ritratto di Sören Kierkegaard (part.),

Niels Christian Kierkegaard, ca. 1840

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