Max Horkheimer e Theodor Adorno 

Theodor Adorno

Francoforte sul Meno 1903 - Visp 1969

Max Horkheimer

Stoccarda 1895 - Norimberga 1973  

Dialettica dell'illuminismo

Dialektik der Aufklärung, 1947

Aforismario

 

Il film e la radio non hanno più bisogno di spacciarsi per arte. La verità che non sono altro che affari serve loro da ideologia, che dovrebbe legittimare le porcherie che producono deliberatamente.

 

I talenti appartengono all'industria molto tempo prima che questa li presenti: altrimenti non si adatterebbero con tanto zelo.

 

La costituzione del pubblico, che teoricamente e di fatto favorisce il sistema dell'industria culturale, fa parte del sistema, e non lo scusa punto. 

 

Se la tendenza sociale oggettiva dell'era in cui viviamo si incarna nelle tenebrose intenzioni soggettive dei direttori generali, si tratta, in origine e in prima istanza, di quelli dei settori più potenti dell'industria: acciaio, petrolio, elettricità e chimica. I monopoli culturali sono, nei loro confronti, deboli e impotenti.

 

Ci si guarda bene dal dire che l'ambiente in cui la tecnica acquista il suo potere sulla società è il potere di coloro che sono economicamente più forti sulla società stessa. La razionalità tecnica di oggi non è altro che la razionalità del dominio. È il carattere coatto, se cosi si può dire, della società estraniata a se stessa.

 

Parlare di cultura è sempre stato contro la cultura. Il denominatore comune «cultura» contiene già virtualmente la presa di possesso, l'incasellamento, la classificazione, che assume la cultura nel regno dell'amministrazione. 

 

Nonostante tutti i progressi delle tecniche riproduttive, delle regole e delle specialità, nonostante tutto questo agitato affaccendarsi il pane che l'industria culturale ammannisce agli uomini non cessa di essere la pietra della stereotipia.

 

Nelle condizioni attuali il semplice svolgimento della vita, pur conservando determinate capacità tecniche o intellettuali, porta già nella maturità al cretinismo.

 

L'animismo aveva vivificato le cose; l'industrialismo reifica le anime.

 

Il diritto è la vendetta che rinuncia. 

 

Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze.

Dialettica dell'illuminismoDialettica dell'illuminismo
Max Horkheimer e Theodor Adorno
Traduttore: Renato Solmi
Editore: Einaudi, 2010

 

Scritta in stretta collaborazione dai due pensatori tedeschi durante la guerra, l'opera risponde al bisogno di tradurre sul piano speculativo una duplice esperienza: quella dell'Europa devastata dal fascismo, che gli autori si erano lasciata alle spalle, e quella della società americana che li aveva accolti. Entrambe le esperienze provano - ed è la tesi del libro - che l'illuminismo ha la tendenza a rovesciarsi nel suo contrario, non solo nell'aperta barbarie del fascismo, ma anche nell'asservimento totalitario delle masse attraverso la blandizie dell'industria culturale. Secondo gli autori, la libertà nella società è inseparabile dal pensiero illuministico. Il concetto stesso di questo pensiero, tuttavia, implica già il germe di quella regressione che oggi si verifica ovunque. Per questo essi affermano che se l'illuminismo non accoglie in sé la coscienza di questo momento regressivo, firma la propria condanna, e che è un dovere di tutti riflettere sull'aspetto distruttivo del progresso. Gli autori vollero qui dare un contributo, poi risultato essenziale, a questa che è una "comprensione teoretica dell'oggi".

di Theodor Adorno vedi anche:

Minima moralia

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