Thomas Hobbes 

 

Thomas Hobbes

Malmesbury 1588 - Hardwick Hall 1679
Filosofo britannico

Aforismario

 

Del cittadino


De Cive, 1642

 

Certamente, si afferma con verità sia che l'uomo è per l'uomo un dio, sia che l'uomo è per l'uomo un lupo. Quello, se poniamo a "confronto dei concittadini; questo, se poniamo a confronto degli Stati. Nel primo caso si giunge ad assomigliare a Dio per la giustizia e la carità, le virtù della pace. Nel secondo, a causa della protervia dei malvagi, anche i buoni devono ricorrere, se vogliono difendersi, alla forza e all'inganno, le virtù della guerra; cioè, alla ferocia delle belve.

 

La vera saggezza non è altro che la scienza della verità in ogni materia. Poiché la si deriva dalla memoria delle cose, suscitata da appellativi certi e definiti, non c'è bisogno dell'impeto di un animo irrequieto e troppo pronto, ma della retta ragione, cioè della filosofia. Per mezzo di essa infatti ci si apre la via dalla contemplazione delle cose singole ai precetti universali.

 

Se i filosofi morali avessero assolto al loro compito con esito felice, non vedo come l'industria umana avrebbe potuto contribuire di più alla felicità di questa vita. Se infatti la ragione delle azioni umane fosse conosciuta con la stessa certezza "con cui conosciamo la ragione delle grandezze nelle figure" l'ambi-zione e l'avidità, la cui potenza si sostiene sulle false opinioni del volgo circa il diritto e il torto, sarebbero disarmate, e la gente umana godrebbe di una pace costante.

 

Come in un orologio o in un'altra macchina un poco complessa non si può sapere quale sia la funzione di ogni parte e di ogni ruota, se non lo si scompone, e si esaminano separatamente la materia, la figura, il moto delle parti, cosi nell'indagine sul diritto dello Stato e sui doveri dei cittadini si deve, se non certo scomporre lo Stato, considerarlo come scomposto, per intendere correttamente quale sia la natura umana, in quali cose sia adatta o inadatta a costruire lo Stato, e come debbano accordarsi gli uomini che intendono riunirsi.

 

L'indole naturale degli uomini e tale che, se non vengono trattenuti dal timore di una potenza comune, diffidano l'uno dell'altro, e si temono a vicenda; e, potendo legittimamente provvedere a se stessi con la propria forza, ne hanno necessariamente la volontà.

 

Vediamo che tutti gli Stati, anche quando si trovano in pace con i vicini, proteggono i propri confini con presidi militari, e le città con mura, porte e sentinelle. A che scopo, se non temessero i loro vicini? Vediamo, inoltre, che negli stessi Stati, in cui sono istituite leggi e pene contro i malvagi, i singoli cittadini non si mettono in viaggio senza un'arma per difendersi, e non vanno a dormire senza avere serrato non solo gli usci contro i concittadini, ma gli armadi e i cassetti contro i domestici. Potrebbero gli uomini affermare più apertamente che diffidano tutti l'uno dell'altro? Poiché tutti fanno cosi, sia gli Stati che gli uomini, essi ammettono il timore e la diffidenza reciproca.

 

L'interesse e la paura sono i principi della società. 

 

La condizione dell'uomo al di fuori della società civile non era altro che una condizione di guerra di tutti contro tutti.

 

La prima e fondamentale legge di natura è che si deve cercare la pace, quando la si può avere, e quando non si può, si devono cercare aiuti per la guerra.

 

Leviatano


Leviathan, 1651

 

Il papato non è altro che il fantasma del defunto impero romano, che siede incoronato sulla sua tomba.

 

Il privilegio dell'assurdità: a cui nessuna creatura vivente è soggetta all'infuori dell'uomo.

 

Quelli che approvano un'opinione privata la chiamano opinione; ma quelli che la disapprovano la chiamano eresia; eppure eresia non significa altro che opinione privata.

 

È il potere, non la verità che crea le leggi.

 

L'esaltazione degli antichi scrittori procede non dalla reverenza per i morti, ma dallo spirito di rivalità e dalla reciproca invidia dei vivi.

 

Senza spada i patti non sono che parole e non hanno la forza di difendere nessuno.

 

Dove non c'è un potere comune, non c'è legge, dove non c'è legge, non c'è nessuna ingiustizia. Forza e frode, in guerra, sono le virtù cardinali.  

 

L'errore di un uomo non diventa la sua legge, né lo obbliga a persistere in esso.

 

Vero e falso sono attributi del discorso, non delle cose. E laddove non c'è discorso non c'è nemmeno verità o falsità. 

 

L'errore di un uomo non diventa la sua legge, né lo obbliga a persistere in esso.

 

Le parole sono i gettoni dei saggi, che non fanno i conti con essi, ma sono i soldi degli stolti.

 

La scienza è la conoscenza delle conseguenze e della dipendenza di un fatto da un altro. 

 

Il privilegio dell'assurdo, al quale nessuna creatura vivente è soggetta tranne l'uomo. 

 

La vita dell'uomo è confinata nella solitudine, nella povertà, nella sporcizia, nella brutalità e infine la durata della vita è alquanto breve.

 

De CiveDe Cive
Elementi filosofici sul cittadino
Autore Hobbes Thomas
Curatore T. Magri
Editore Editori Riuniti, 2005

"De Cive" del 1642 è considerata, fra le opere politiche di Hobbes, la più organica e omogenea. Essa rappresenta anche l'espressione più chiara del suo pensiero: nelle tre parti che la compongono - Libertà, Potere, Religione vengono infatti trattati con insostituibile rigore sistematico i temi centrali della politica moderna, dall'origine e struttura dello Stato ai suoi rapporti con la Chiesa.

 

LeviatanoLeviatano
La materia, la forma e il potere di uno Stato ecclesiastico e civile
Autore Thomas Hobbes
Curatore A. Pacchi
Traduttore A.Lupoli; M. V.Predaval Magrini; R. Rebecchi
Editore Laterza, 2008

Il Leviatano rimane l'opera politica di più vasto respiro che Hobbes abbia scritto, e con la quale è semplicemente doveroso misurarsi. Come scrive Arrigo Pacchi nell'Introduzione «un libro 'maledetto', peraltro fatto oggetto di una critica scandalizzata e acrimoniosa, che lo incalza per tutta la seconda metà del Seicento, senza placarsi neppure con l'avvento del nuovo secolo».

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