Victor Hugo 

 

Victor Hugo

Besançon 1802 - Parigi 1885
Scrittore, poeta e drammaturgo francese

Aforismario

 

Le foglie d'autunno


Les feuilles d'automne, 1831

 

Chi dona ai poveri, presta a Dio.

 

L'elemosina è sorella della preghiera.

 

Notre-Dame de Paris


Notre-Dame de Paris, 1831

 

L'amore è come un albero: spunta da sé, getta profondamente le radici in tutto il nostro essere, e continua a verdeggiare anche sopra un cuore in rovina.

 

Cos'è un bacio? Un lambire di fiamma.

 

Un guercio è molto più incompleto di un cieco. Sa cosa gli manca.

 

I professori, detestabili come sono, fanno, non solo a loro insaputa, ma anche assolutamente loro malgrado, eccellenti discepoli.

 

Il re si diverte


Le Roi s'amuse, 1832

 

Sovente muta la donna e ben pazzo è colui che confida in lei; sovente la donna non è che piuma al vento. 

 

Lucrezia Borgia


Lucrèce Borgia, (prefazione), 1833

 

Alla cosa più orrenda aggiungete un'idea religiosa, essa diventerà santa e pura. Attaccate Dio al patibolo, avrete la croce.

 

Canti del crepuscolo


Les chants du crépuscule, 1835 

 

La musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio.

 

Ruy Blas


Ruy Blas, 1838

 

La popolarità è la gloria in moneta.

 

Dio s'è fatto uomo. Il diavolo s'è fatto donna. 

 

La popolarità è la gloria in spiccioli. 

 

I burgravi 


Les Burgraves, 1843 

 

Quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce.

 

Dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l'inquilino.

 

Contemplazioni


Les contemplations, 1856 

 

Dio aveva fatto soltanto l'acqua, ma l'uomo ha fatto il vino.

 

La leggenda dei secoli


La légende des siècles, 1859 

 

La libertà comincia dall'ironia.

 

Questo suicidio spaventoso, il celibato.

 

Un amico a metà è un mezzo traditore.

 

Gesù disse: amate; la Chiesa dice: pagate.

 

Prose filosofiche 


Proses philosophiques, 1860-1865 (postumo)

 

Non è possibile ammirare un capolavoro senza provare nello stesso tempo una certa stima di sé.

 

I miserabili


Les misérables, 1862

 

La vita, la sventura, l'isolamento, l'abbandono, la povertà, sono campi di battaglia che hanno i loro eroi, eroi oscuri a volte più grandi degli eroi illustri.

 

La pigrizia è madre: ha un figlio, il furto, e una figlia, la fame.

 

Non vi sono né cattive erbe né cattivi uomini: vi sono soltanto cattivi coltivatori.

 

A torto si è voluto fare della borghesia una classe. La borghesia è semplicemente la parte soddisfatta del popolo. Il borghese è l'uomo seduto. Una sedia non è una casta.

 

La prima prova della carità, nel prete, è la povertà.

 

Chiacchiere da mensa e discorsi d'amore sono inafferrabili; i discorsi d'amore sono nubi, le chiacchiere da mensa sono fumi.

 

Esser santo è un'eccezione; esser giusto è la regola. Sbagliate, mancate, peccate, ma siate giusti.

 

La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è.

 

Il successo è una cosa piuttosto lurida; la sua falsa somiglianza col merito inganna gli uomini.

 

La coscienza è il caos delle chimere, delle brame, dei tentativi; la fornace dei sogni; l'antro delle idee vergognose; il pandemonio dei sofismi; il campo di battaglia delle passioni.

 

Che cos'è la coscienza? È la bussola dell'ignoto.

 

Le nostre chimere sono quel che più ci rassomiglia.

 

Le colpe delle donne, dei fanciulli, dei servi, dei deboli, dei poveri, degli ignoranti sono colpe dei mariti, dei padri, dei padroni, dei forti, dei ricchi, dei sapienti.

 

L'anima aiuta il corpo e in certi momenti lo solleva. È l'unico uccello che sostenga la sua gabbia.

 

Quello che ci manca ci attira. Nessuno ama la luce come il cieco.

 

Umanità significa identità: tutti gli uomini sono fatti della stessa argilla; nessuna differenza, almeno quaggiù, nella predestinazione; la medesima ombra prima, la medesima carne durante, la medesima cenere dopo. Ma l'ignoranza mescolata all'impasto umano lo rende nero incurabile penetrando nell'interno dell'uomo vi diventa il male.

 

Il coraggio non teme il delitto e l'onestà non teme l'autorità.

 

L'unico pericolo sociale è l'ignoranza.

 

Non c'è il nulla. Zero non esiste. Ogni cosa è qualche cosa. Niente non è niente.

 

Zero, non volendo andar nudo, s'è vestito di vanità.

 

L'inverno cambia in pietra l'acqua del cielo e il cuore dell'uomo.

 

Un uomo non è un pigro, se è assorto nei propri pensieri; esistono un lavoro visibile ed uno invisibile.

 

Tutta la storia non è che una lunga ripetizione: un secolo plagia l'altro.

 

Un uomo si giudicherebbe con ben maggiore sicurezza da quel che sogna che da quel che pensa.

 

L'amore non ha mezzi termini; o perde, o salva.

 

Osare: il progresso si ottiene solo così.

 

Il Domani compie irresistibilmente l'opera sua, e la comincia oggi, arrivando sempre al suo scopo, nei modi più strani.

 

C'è un modo solo di rifiutare il Domani, è morire.

 

Il riso è il sole, che scaccia l'inverno dal volto umano.

 

Il miserabile, ogni qual volta ha il tempo di pensare, si fa piccolo davanti alla legge e meschino davanti alla società; si getta bocconi, supplica e cerca di toccare il tasto della compassione. Si sente che sa d'aver torto.

 

L'uomo è cattivo l'uomo è deforme; la farfalla è riuscita, ma l'uomo ha fatto fiasco. Dio ha sbagliato questo animale. Una folla è una accolta di orrori; il primo venuto è un miserabile e chi dice donna dice danno.

 

La miseria d'un giovane non è mai miserabile. Per povero che sia, il primo giovanotto venuto, colla sua salute, la forza, il passo svelto, gli occhi scintillanti, il sangue che gli circola con impeto, i capelli neri, le gote colorite, le labbra rosee, i denti bianchi e l'alito puro farà sempre invidia ad un vecchio imperatore.

 

Morire non è nulla; non vivere è spaventoso.

 

C'è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c'è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l'interno di un'anima.

 

William Shakespeare 


William Shakespeare, 1864 

 

Dio è l'invisibile evidente.

 

C'è una certa  solidarietà e un'infamia condivisa tra il governo che fa il male e il popolo che lo lascia fare. Soffrire è una cosa venerabile, subire è una cosa disprezzabile.

 

L'oppresso che accetta l'oppressione finisce per farsene complice.

 

I lavoratori del mare


Les travailleurs de la mer, 1866

 

L'alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone d'un residuo di sogno e d'un principio di pensiero.

 

La malinconia è la felicità di essere triste.

 

La perseveranza è, rispetto al coraggio, ciò che è la ruota rispetto alla leva; il perpetuo rinnovarsi del punto di appoggio.

 

L'inaccessibile aggiunto all'impenetrabile, l'impenetrabile aggiunto all'inspiegabile; ecco che cos'è il cielo.

 

I pertinaci sono i sublimi. Chi è soltanto audace non ha che un impulso; chi è soltanto valoroso non ha che un temperamento; chi è soltanto coraggioso non ha che una virtù; l'ostinato nel vero ha la grandezza. 

 

Il cadere non esclude il librarsi. Dalla caduta sorge l'ascesa.

 

I mediocri si lasciano sconsigliare dall'ostacolo specioso; i forti no. Morire è la loro alea, conquistare è la loro certezza.

 

Le proverbiali montagne che la fede muove non sono niente in confronto a ciò che fa la volontà.

 

L'uomo che ride


L'homme qui rit, 1869

 

La vita non è che una lunga perdita di tutto ciò che si ama. Ci lasciamo dietro una scia di dolori. Il destino ci confonde con una prolissità di sofferenze insopportabili. E con tutto ciò ci si stupisce che i vecchi si ripetano. È la disperazione che ci rimbecillisce.

 

Il destino, quando apre una porta, ne chiude un'altra. Dati certi passi avanti, non è possibile tornare indietro.

 

Chi è soddisfatto è inesorabile. Per il satollo, l'affamato non esiste.

 

Le disillusioni si allentano come l'arco, con una forza sinistra, e scoccano l'uomo, questa freccia, verso il vero.

 

Che un uomo, sia pure dotato della più gran fermezza ed energia, cada in deliquio ad un'improvvisa percossa della fortuna, non deve meravigliare. Si uccide un uomo con l'imprevisto come un bue con la mazza.

 

È dell'inferno dei poveri che è fatto il paradiso dei ricchi.

 

Un io feroce: ecco l'invidioso.

 

L'indietreggiare nel senso inverso dei nostri vizi, ci conduce ai vizi opposti.

 

La cosa che in questo mondo può essere più orrida è la gioia.

 

L'unico vero lettore, è il lettore attento.

 

Nel destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo fatta solo per lui. Si chiama disperazione.

 

Il Novantatré


Quatrevingt-treize, 1874

 

I vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli orizzonti le idee ristrette.

 

La curiosità è una delle forme del coraggio femminile.

 

Storia e leggenda sono accomunate da una stessa finalità: tratteggiare l'uomo eterno attraverso gli uomini caduchi. 

 

Se Dio avesse voluto che l'uomo indietreggiasse, gli avrebbe messo un occhio dietro la testa. Noi guardiamo sempre dalla parte dell'aurora. 

 

Atti e parole


Actes et paroles, 1875-1876

 

Avremo questi grandi Stati Uniti d'Europa, che coroneranno il vecchio mondo come gli Stati Uniti d'America coronarono il nuovo.

 

Storia di un delitto


Histoire d'un crime, 1877/78

 

Si può resistere all'invasione degli eserciti; non si resiste all'invasione delle idee.

 

C'è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo, e questa è un'idea il cui momento è ormai giunto. 

 

Cose viste


Choses vues, 1887-1900 (postumo)

 

Sotto il cielo vi è una cosa soltanto davanti alla quale dobbiamo inchinarci: il genio; e una soltanto davanti alla quale dobbiamo inginocchiarci: la bontà.

 

Tutta la lira 


Toute la lyre, 1888 (postumo)

 

L'estate che fugge è un amico che parte.

 

Oceano


Océan, XIX sec. (postumo 1989)

 

L’uomo è costretto a fare; la donna può accontentarsi di essere.

 

Talvolta amico è parola priva di senso, nemico mai.

 

La verità è come il sole: fa veder tutto, ma non si lascia guardare.

 

Gli occhi che piangono di più sono anche quelli che vedono meglio.

 

Nulla somiglia tanto alla bocca d’un cannone quanto l’orlo d’una bottiglia d’inchiostro.

 

Spesso ci sono più cose naufragate in fondo a un’anima che in fondo al mare.

 

Il cuore vive finché ha qualcosa da amare, così come il fuoco finché ha qualcosa da bruciare.

 

Il pensatore è come la terra: l’uno non conserva l’ombra degli avvenimenti più di quanto l’altra non conservi l’ombra delle nuvole.

 

La natura si vergogna del nostro orgoglio. Quando l’uomo si erge più alto, il filo d’erba si china più in basso.

 

Gli ipocriti più miti sono anche i più temibili. Le maschere di velluto sono sempre nere.

 

Una donna degna d’essere amata deve esser capace di far perdere all’innamorato la ragione e l’egoismo. Deve possedere tutto quanto occorre per fare impazzire un uomo e rendere grande un’anima.

 

Amare e perdonare non è proprio dell’uomo: è proprio di Dio o della donna.

 

L’uomo tende con tale naturalezza alla sofferenza e al dolore che la gioia, per lui, è solo un’occasione per distogliersene. I suoi piaceri li chiama diversivi.

 

Ho un padrone: è il dovere; ho un giudice: sono io.

 

Amare significa avere una luce nel cuore. La vita può distogliere da un pensiero; una nube può nascondere una stella: ciò non impedisce alla stella né al pensiero di essere fissi, l’una nelle profondità del cielo, l’altro in fondo all’anima.

 

Credete, per essere forti. Amate, per essere felici.

 

Fra innamorati le spiegazioni sono necessarie; fra amici sono superflue. L’affetto reciproco non ha quel grado di ardente sensibilità che fa sì che il minimo screzio sia un tormento. I vecchi amici si amano anche se ci sono degli screzi.

 

I miserabiliI miserabili
Autore Victor Hugo
Traduttore M. Picchi
Editore Einaudi, 2006

Jean Valjean, un forzato, si rifugia presso il vescovo di Digne, ma lo deruba di due candelabri. Arrestato, il vescovo testimonia in suo favore e Valjean, commosso, cambia vita. Il suo nuovo nome è Madeleine e, diventato sindaco, difende una donna, Fantine che, sedotta e abbandonata con la figlia Cosette, era stata arrestata e maltrattata dal commissario Javert che sospettava che Madeleine e Valjean fossero la stessa persona. Per salvare un innocente, Valjean confessa la sua vera identità. Poi fugge, si rifugia a Parigi dove, dopo varie vicende, riuscirà a salvare Colette dal violento Thénardier. Nel 1832 si trova sulle barricate con Marius che, salvato da lui, sposerà Colette. Quando Valjean morirà al suo capezzale ci saranno i candelabri del vescovo.

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