Vittorino Andreoli 

 

Vittorino Andreoli

Verona 1940
Psichiatra e saggista italiano

Aforismario

 

Tra un'ora, la follia, 1999


La solitudine è una pace inaccettabile.

 

I miei matti, 2004


Per gli abitanti del manicomio è il "fuori" ad essere anomalo.

 

Il lato oscuro, 2002


La follia ha già a che fare con la morte, anche se non nella sua rappresentazione corporea, bensì in quella psicologica, la personalità, e in quella sociale, le relazioni.

 

L'uomo di vetro, 2008


Il dolore fa più rumore di qualsiasi rumore.

La percezione della fine è dentro ciascuno di noi, è uno stigma della specie, un marchio della sua caducità.

 

Nella famiglia, in cui sono spariti i dissidi quotidiani, si presentano drammi fatti di comportamenti estremi.

 

Il denaro in testa, 2011


L'accumulo infinito di denaro, senza che mai si raggiunga una gratificazione completa, ricorda un'altra dipendenza, quella dal sesso. Chi ne è soggetto non è mai in pace.

 

È una disgrazia per un bambino o per un adolescente sapere di essere ricco e poter soddisfare ogni desiderio dipendente dal denaro. In questi casi diventa impossibile misurare le proprie forze e le proprie capacità. Tutto si riduce al chiedere, immediatamente seguito dall'avere. 

 

La ricchezza copre tutto: la volgarità, la stupidità, l'ignoranza. È frutto non di doti speciali, ma di abilità che a volte accomunano il ricco e il criminale. 

 

Spendere senza limiti è un segno di carenza affettiva, è il tentativo di compensare la propria insicurezza mostrando un potere che non è personale, ma legato al mezzo che si impugna.

 

Il denaro, come oggetto simbolico di potere, riporta al mondo della criminalità, al coltello od alla pistola tenuti sempre, come il portafoglio, in una tasca della giacca.

 

Il denaro, come la droga, uccide mentre promette metamorfosi da sogno.

 

L'uomo di vetroL'uomo di vetro
Autore Vittorino Andreoli
Editore Rizzoli, 2008

In un'epoca che ha fatto del decisionismo e dell'arroganza delle virtù, sostenere che la fragilità è un valore umano potrebbe suonare come un'eresia. Eppure ogni giorno i piccoli passi e le grandi svolte della nostra vita ci insegnano che non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell'affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione, aprendoci - quando serve - al loro dolore.

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